Fonte: INGVAmbiente e ISPRA
L’ultima grande ricognizione delle acque sotterranee era stata fatta 40 anni fa. Oggi la nuova Carta Idrogeologica mappa un eccezionale patrimonio poco visibile: 957 grandi sorgenti con portata superiore a 10 litri al secondo, da cui si captano 2,7 miliardi di metri cubi d’acqua potabile all’anno, pari all’80% dell’acqua sorgiva utilizzata per fini civili nel Paese.
Mappati anche 60 mila pozzi, 241 sorgenti termominerali e oltre 60 punti di sorgenti sottomarine e costiere, oggi disperse in mare ma potenzialmente utili per l’approvvigionamento idrico futuro.
Uno strumento a disposizione di tutti che mappa per la prima volta, in modo totalmente omogeneo e fruibile su scala nazionale, le zone con la maggiore presenza di acque sotterranee, mettendone a nudo i reali “serbatoi naturali”, ovvero gli “acquiferi”.
La nuova mappatura include anche la ricognizione capillare dei fontanili della Pianura Padano-veneta, ovvero le sorgenti collocate tra l’alta e la bassa pianura, a conferma di come il sottosuolo italiano sia ricchissimo di acqua quasi ovunque, con una disponibilità diffusa e un patrimonio immenso di risorse idriche sotterranee.
La Carta Idrogeologica d’Italia alla scala 1:500.000 (CII500K) è il frutto della collaborazione tra ISPRA e l’Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio”, nell’ambito di una specifica Convenzione di ricerca, finalizzata alla sistematizzazione e armonizzazione delle conoscenze idrogeologiche regionali su scala nazionale; la carta ha visto anche la collaborazione di ISTAT per quanto riguarda i dati delle sorgenti captate e del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC) per l’analisi dei dati di precipitazione ed evapotraspirazione storici, attuali e previsionali.
Hanno inoltre partecipato allo sviluppo della cartografia le Autorità di Bacino Distrettuali, oltre che una serie di esperti di vari contesti professionali e scientifici nell’ambito del, probabilmente, primo esperimento di «cartografia partecipata» della storia italiana.
Il progetto si inserisce nel solco degli indirizzi normativi espressi dal DM n. 260 dell’8 ottobre 2010, che definisce i criteri tecnici per la classificazione dei corpi idrici e dei complessi idrogeologici, facendo esplicito riferimento alla necessità di disporre di una “Carta delle risorse idriche sotterranee che costituisca il quadro di riferimento nazionale omogeneo”. La precedente cartografia di riferimento, tuttora citata nei testi normativi, risalente ai primi anni ’80 (J.J. Fried, J. Mouton, F. Mangano,1982), risulta per molti aspetti superata a fronte dei numerosi studi regionali sviluppati negli ultimi anni grazie anche all’evoluzione dell’idrogeologia quantitativa.
Hanno inoltre partecipato allo sviluppo della cartografia le Autorità di Bacino Distrettuali, oltre che una serie di esperti di vari contesti professionali e scientifici nell’ambito del, probabilmente, primo esperimento di «cartografia partecipata» della storia italiana.
Il progetto si inserisce nel solco degli indirizzi normativi espressi dal DM n. 260 dell’8 ottobre 2010, che definisce i criteri tecnici per la classificazione dei corpi idrici e dei complessi idrogeologici, facendo esplicito riferimento alla necessità di disporre di una “Carta delle risorse idriche sotterranee che costituisca il quadro di riferimento nazionale omogeneo”. La precedente cartografia di riferimento, tuttora citata nei testi normativi, risalente ai primi anni ’80 (J.J. Fried, J. Mouton, F. Mangano,1982), risulta per molti aspetti superata a fronte dei numerosi studi regionali sviluppati negli ultimi anni grazie anche all’evoluzione dell’idrogeologia quantitativa.
Disponibile anche una banca dati online, accessibile a tutti: https://buff.ly/fDKVNd1
