Colombia, scossa di terremoto di 7.4

Un terremoto di magnitudo 7,4 (Mwpd 7.7) ha colpito la Colombia alle 07:34 ora locale di lunedì 10 agosto 2026 (14:34 ora italiana), con epicentro nel territorio di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó. Secondo il Servicio Geológico Colombiano (SGC), la profondità ipocentrale è stata di 103 chilometri. L’evento è stato avvertito in un’ampia porzione del territorio colombiano e anche nei vicini Paesi di Panama e Venezuela.

Il SGC lo ha classificato come il terremoto di maggiore magnitudo registrato in Colombia nel XXI secolo. La particolare profondità dell’ipocentro non ha impedito al sisma di produrre effetti importanti: la grande energia liberata ha infatti consentito alle onde sismiche di propagarsi su un’area molto estesa. La massima intensità macrosismica riportata dal SGC è stata pari a VII della Scala Mercalli, associata a danni severi.

L’area interessata si trova in una delle zone sismicamente più attive del continente sudamericano. In corrispondenza del margine occidentale della Colombia avviene la subduzione della placca di Nazca sotto la placca Sudamericana, un processo tettonico responsabile di una parte significativa della sismicità della regione.

Nelle ore successive alla scossa principale sono state registrate numerose repliche. Già nelle prime ore il SGC aveva rilevato 18 eventi di magnitudo compresa tra 1,4 e 4,8, localizzati principalmente nell’area di San José del Palmar e Sipí. Il servizio geologico colombiano ha sottolineato che la sequenza poteva proseguire per giorni, settimane o anche più a lungo.

L’impatto del terremoto è risultato molto più ampio rispetto alla sola area epicentrale. Secondo l’ultimo bilancio della Unidad Nacional para la Gestión del Riesgo de Desastres (UNGRD) disponibile al 14 agosto, l’emergenza aveva interessato 15 dipartimenti e 426 comuni, con 45.523 famiglie, pari a 102.263 persone, coinvolte dagli effetti del sisma.

Il bilancio umano, ancora suscettibile di variazioni con la prosecuzione delle operazioni di ricerca, indicava:

  • 285 persone decedute;
  • 3.975 feriti;
  • 379 persone ancora disperse;
  • 354 persone tratte in salvo dalle squadre di soccorso.

I dati si riferiscono al bilancio UNGRD delle 06:30 del 14 agosto 2026 e rappresentano quindi il quadro ufficiale disponibile al momento della pubblicazione di questo articolo.

Le conseguenze più gravi sono state registrate soprattutto nelle aree urbane di Cali, Pereira, Armenia, Manizales e Quibdó, oltre alle comunità del Chocó maggiormente prossime all’epicentro. Il sisma ha provocato il collasso di edifici residenziali e danni a numerose abitazioni, strutture sanitarie, scuole e infrastrutture.

Particolarmente critica è risultata la situazione di Cali, dove il collasso di edifici residenziali ha richiesto estese operazioni USAR (Urban Search and Rescue). Anche Pereira è stata duramente colpita, mentre nel Chocó le difficoltà logistiche sono state amplificate dall’isolamento di alcune comunità e dalla preesistente fragilità socioeconomica della regione.

Il terremoto ha sottoposto a forte pressione il sistema sanitario. Alcune strutture ospedaliere hanno riportato danni e sono state costrette ad adattare le proprie attività, mentre il numero elevato di feriti ha richiesto il rapido potenziamento della capacità di assistenza.

Numerose persone hanno inoltre trascorso le prime notti all’aperto o in strutture temporanee, sia per i danni subiti dalle abitazioni sia per il timore di nuove scosse. Le autorità hanno dovuto affrontare contemporaneamente le esigenze di soccorso tecnico urgente, assistenza sanitaria, sistemazione della popolazione e valutazione dell’agibilità degli edifici.

Le operazioni hanno previsto l’impiego combinato di:

  • squadre specializzate nella ricerca e nel soccorso urbano;
  • unità cinofile;
  • personale sanitario;
  • mezzi per la movimentazione delle macerie;
  • gru e macchinari per la rimozione controllata degli elementi strutturali;
  • personale di polizia specializzato nel recupero e nell’identificazione delle vittime;
  • volontari e organizzazioni umanitarie.

Uno degli aspetti più rilevanti dal punto di vista della cooperazione internazionale è stata l’attivazione del Meccanismo unionale di protezione civile da parte della Colombia.

La Commissione europea ha confermato che, dopo l’attivazione del Meccanismo, l’Emergency Response Coordination Centre (ERCC) è rimasto in contatto con le autorità colombiane per coordinare l’assistenza in funzione dell’evoluzione delle necessità sul terreno.

È importante distinguere questo intervento dall’invio automatico di squadre europee di ricerca e soccorso: l’attivazione del Meccanismo non comporta necessariamente l’arrivo sul posto di squadre USAR europee. In questo caso, il principale contributo europeo iniziale è stato costituito da assistenza umanitaria, coordinamento e supporto tecnico-informativo.

La Commissione europea ha infatti annunciato il 12 agosto uno stanziamento di 2,1 milioni di euro di assistenza umanitaria d’emergenza. Le risorse sono destinate a sostenere interventi nei settori della salute, acqua, servizi igienico-sanitari, igiene, riparo, alimentazione, protezione e assistenza economica alle popolazioni vulnerabili.

Già nelle prime fasi dell’emergenza, inoltre, la Croce Rossa tedesca aveva riallocato 100.000 euro provenienti da un progetto finanziato dall’UE per rispondere alle necessità immediate di circa 2.500 famiglie nei dipartimenti di Chocó e Valle del Cauca.

La Commissione europea ha riferito di avere attivato immediatamente il servizio di mappatura satellitare Copernicus dopo il terremoto, con l’obiettivo di fornire informazioni utili alle operazioni di soccorso e una prima valutazione dei danni.

L’utilizzo di immagini satellitari post-evento consente infatti di individuare rapidamente le aree maggiormente interessate, supportare la pianificazione degli interventi e fornire alle autorità una visione territoriale aggiornata, particolarmente importante quando le infrastrutture viarie o di comunicazione risultano danneggiate.