Venezuela, emergenza sismica in corso. Due terremoti di 7.2 e 7.5 in meno di un minuto.

Nella pomeriggio del 24 giugno (notte 24-25 giugno in Italia) la costa settentrionale del Venezuela è stata interessata da una sequenza sismica di rilevante intensità.

Alle 18:04 locali (00:04 del 25/06 italiane) un terremoto di magnitudo 7.2 ha interessato il Venezuela, con epicentro a circa 160 km ad Est di Caracas.

Sfortunatamente per il popolo venezuelano si è trattato di una foreshock, ovvero di una scossa di terremoto di minore entità, che precede un evento sismico più grande e principale nella stessa area. Difatti dopo appena 39 secondi è arrivata la mainshock, con magnitudo di 7.5. Devastante per l’intera area interessata.

 La profondità degli eventi si attesta rispettivamente tra 20 e 10 km.

Il bilancio è da subito apparso drammatico, i primi bilanci parlavano di almeno 180 morti e oltre 10.000 dispersi. Bilanci che purtroppo sono sempre destinati a salire.

Poco prima della scossa diversi smartphone con SO Android hanno ricevuto un’allerta circa la rilevazione di un forte terremoto in atto. Non si tratta di previsione ma di velocità di calcolo elaborata da Google. Questo sistema ha permesso di salvare molte vite.

Immediatamente dopo le scosse di 7.2 e 7.5 è stata diramata l’allerta tsunami, fino alle coste degli USA. L’allarme è rientrato poche ore dopo.

 

Coincidenza globale: tre forti terremoti nello stesso giorno

Nella giornata di mercoledì tre terremoti di magnitudo elevata hanno scosso diverse parti del mondo nello stesso giorno — Giappone (6.9), Venezuela (7.5 e 7.2) e California, negli Stati Uniti (5.6).

Una coincidenza che ha spinto molti a chiedersi se gli eventi fossero collegati tra loro. La risposta della sismologa Lucy Jones, del Caltech, citata netta: «no, i terremoti si sono verificati su sistemi di faglie e confini di placca diversi, quindi nessuno dei due ha innescato gli altri». Si tratta, in altre parole, di pura coincidenza temporale, non di un meccanismo fisico di “innesco a distanza”.

Analisi dell’INGV

Sorgente estesa della sequenza sismica in Venezuela, 24 giugno 2026

Nella notte tra il 24 ed il 25 giugno 2026 la costa settentrionale del Venezuela è stata colpita da una sequenza sismica, con due forti eventi, stimati dall’USGS rispettivamente di magnitudo 7.2 e 7.5, localizzati nell’area di Morón e avvertiti in modo disastroso anche nella regione della capitale Caracas. In questo articolo illustriamo un modello preliminare di sorgente sismica (faglia) ottenuto a partire da immagini radar da satellite (SAR); queste ultime vengono elaborate con la tecnica interferometrica (InSAR), tramite cui è possibile ottenere in tempi rapidi una mappa della rottura sulla faglia. 

Anche se rappresentiamo il terremoto come un fenomeno che si verifica in un punto (l’ipocentro), ma è una rottura della crosta terrestre lungo un piano di scorrimento (la faglia) che può estendersi anche per molti chilometri, in larghezza e in profondità, arrivando talvolta ad affiorare in superficie. Possiamo quindi parlare di una faglia estesa lungo la quale anche l’entità dello scorrimento (slip) non è costante, bensì varia da zero a un valore massimo, in funzione principalmente dalla magnitudo dell’evento.

Ad un terremoto si accompagnano sempre delle deformazioni permanenti del suolo, che hanno anch’esse hanno un picco massimo, generalmente in prossimità dell’epicentro, e vanno gradualmente a zero, allontanandosi da questo. In questo caso, oltre alla magnitudo, un ruolo importante lo svolge la profondità dell’evento: terremoti profondi generano deformazioni permanenti minori di terremoti superficiali, a parità di magnitudo. I satelliti vedono queste deformazioni e partendo da queste è possibile capire di quanto una faglia si sia mossa.

Questo tipo di modellazione permette di andare oltre la semplice localizzazione epicentrale e la magnitudo, offrendo una descrizione più fisica e completa del processo sismogenetico, contribuendo a comprendere meglio l’impatto della sequenza sul territorio venezuelano.

 

ll modello della sorgente è stato ottenuto con 2 dataset InSAR ed è caratterizzato da una faglia orientata Est-Ovest (strike 264°), quasi verticale (dip 82°) e un meccanismo di rottura prevalentemente laterale destro (rake 168°). La porzione di faglia interessata dalla rottura è lunga circa 180 km, con un picco di scorrimento di circa 3.6 m a una profondità di 11.1 km. Il rilascio di energia è pari a 2.70𑛀10^20 Nm, corrispondente a un terremoto di magnitudo 7.6.

L’analisi della sorgente è stata fatta usando immagini radar da satellite che contengono tutte le deformazioni prodotte dalla rottura lungo la faglia, ovvero quelle prodotte da entrambi gli eventi. Questo spiega perché la magnitudo di questo modello risulta pari a M 7.6, leggermente più alta rispetto a quella stimata per il singolo evento principale (Mw 7.5 – USGS).

Sebbene il modello che presentiamo sia ancora preliminare, esso consente già di proporre una prima interpretazione del processo di rottura, particolarmente importante in assenza, al momento, di dati sismologici locali dettagliati. Secondo questa ricostruzione, la rottura potrebbe essersi avviata nella porzione occidentale della faglia, dove lo scorrimento ha interessato livelli relativamente superficiali della crosta. 

Il principale rilascio di energia, associato probabilmente al primo evento, sembra invece localizzarsi nell’area prossima a Morón, dove il modello indica uno scorrimento massimo di circa 2.5 metri a una profondità di circa 20 kmDa qui la rottura avrebbe continuato a propagarsi lungo la faglia, in direzione di Caracas, con una velocità dell’ordine di 3-3.5 km/s. Dopo circa 30-40 secondi, il processo avrebbe coinvolto anche una seconda area, più vicina alla capitale, a circa 10 km di profondità, dove si sarebbe verificato il massimo rilascio di energia dell’intera sequenza, con uno scorrimento stimato fino a 3.6 metri.

Descritta in questi termini, la sequenza può essere interpretata non come due fenomeni completamente indipendenti, ma come un unico processo di rottura complessocaratterizzato da due principali zone di rilascio di energia lungo la stessa struttura tettonica.

Immagine InSAR del campo di deformazione generato dal terremoto. Ogni frangia corrisponde a circa 2.8 cm di spostamento; nelle zone più vicine alla costa si stima uno spostamento del terreno fino a 80 cm. I dati InSAR sono stati generati con le immagini dei satelliti Sentinel-1 (Copernicus program).

Dal 2025 l’INGV, nell’ambito delle attività del GeoSAR Lab, ha realizzato una piattaforma per la visualizzazione e la distribuzione di prodotti relativi ad eventi sismici significativi in Italia e nel mondo; il portale della Sorgente Estesa è caratterizzato da un visualizzatore interattivo 3D studiato appositamente per valorizzare di questi prodotti, corredati da spiegazioni accessibili a tutti e link utili per lo download dei dati per analisi tecnico-scientifiche.

La produzione dei dati InSAR e dei modelli di sorgente è frutto di una preziosa e continuativa collaborazione fra due enti di ricerca pubblici italiani: l’IREA-CNR e l’INGV. Grazie a questa collaborazione, oggi siamo in grado di fornire le soluzioni di sorgenti sismiche per eventi rilevanti, come quello del Venezuela, a poche ore dall’evento e a scala globale.

Riepilogo tettonico – by USGS

Il terremoto di magnitudo 7.5 del 24 giugno 2026 a sud-est di Yumare, in Venezuela, si è verificato a seguito di una faglia trascorrente superficiale in prossimità del complesso confine di placca tra la placca caraibica e quella sudamericana. Nella zona del terremoto, la placca caraibica si muove verso est rispetto alla placca sudamericana a una velocità di circa 20 mm/anno. Questo movimento è principalmente compensato da un importante sistema di faglie trascorrenti destre che attraversano il Venezuela settentrionale. La posizione del terremoto, la sua scarsa profondità (10 km) e il meccanismo di faglia trascorrente destra sono coerenti con una rottura lungo questo sistema di confine di placca, in corrispondenza del sistema di faglie di San Sebastián, che si estende lungo la costa settentrionale del Venezuela.

Questo evento è stato la scossa principale di una grave sequenza sismica doppia, verificatasi appena 39 secondi dopo una scossa premonitrice di magnitudo 7.2. Una sequenza doppia – definita come due terremoti di magnitudo simile che si verificano a breve distanza l’uno dall’altro – indica probabilmente un complesso processo di interazione tra le faglie.

Sebbene comunemente rappresentati come punti sulle mappe, i terremoti di questa magnitudo sono più correttamente descritti come scorrimenti lungo una faglia più ampia. Gli eventi trascorrenti delle dimensioni del terremoto del 24 giugno 2026 hanno in genere un’estensione di circa 150 x 20 km (lunghezza x larghezza).

Il Venezuela settentrionale ha una storia di forti terremoti distruttivi. Tuttavia, nelle immediate vicinanze di 250 km dai terremoti del 24 giugno 2026, si sono verificati solo sette terremoti di magnitudo pari o superiore a 6 nell’ultimo secolo. La regione ha recentemente subito una doppia scossa nel settembre 2025, composta da un terremoto di magnitudo 6.2 e uno di magnitudo 6.3 a OSO rispetto all’evento del 2026; la sequenza del 2025 ha causato almeno un morto, oltre 110 feriti e ingenti danni strutturali negli stati di Zulia e Lara. Nel settembre 2009, un terremoto di magnitudo 6.4 a ENE ha ferito 18 persone e danneggiato edifici vicino a Morón, e un evento di magnitudo 6.0 nel 1989 ha causato lievi danni nell’area di Valencia. Più a ovest, un terremoto di magnitudo 6.1 colpì la regione nell’aprile del 1975. Il terremoto moderno più devastante nella zona circostante fu quello di Caracas del luglio 1967, di magnitudo 6.6, con epicentro a circa 131 km a est, che causò circa 240 vittime, centinaia di feriti, il crollo di numerosi grattacieli e distruzioni diffuse. In Venezuela, dal 1900 si sono verificati cinque terremoti di magnitudo superiore a 7 nel nord del Paese o in prossimità della costa.