Popolazione mondiale

 

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Per popolazione umana mondiale si indica il numero complessivo di esseri umani viventi al mondo ad una certa data. La popolazione mondiale ha visto una crescita continua sin dalla fine della piaga della peste nera, nel corso del XIV secolo, con il tasso di crescita che ha raggiunto un picco del 2,19% annuo nel 1964, che però nel 2008 si è quasi dimezzato: in virtù di ciò si stima che dal 31 ottobre 2011 la popolazione mondiale abbia raggiunto la soglia di 7 miliardi di abitanti.
A gennaio 2022, la popolazione mondiale ha toccato quota 8 miliardi di persone.
Secondo l’ONU (2019), nel 2050 potrebbe raggiungere i 10 miliardi. Secondo invece l’IHME, giungerà il picco di 9,7 miliardi nel 2064 per poi calare a 8,8 nel 2100.

Stime sul numero totale di esseri umani vissuti sulla Terra in ogni epoca

Già dagli anni settanta del XX secolo hanno cominciato a diffondersi affermazioni secondo cui la popolazione umana avrebbe raggiunto livelli così alti da superare di gran lunga il numero totale di esseri umani vissuti in tutte le altre ere dell’umanità. Simili affermazioni sono il frutto di leggende urbane, prive di alcuna base scientifica e non corrispondenti nemmeno lontanamente alla realtà.

Per quanto difficili e delicate, varie nel tempo sono le stime scientifiche proposte sul numero totale di esseri umani vissuti in tutte le epoche. Una fu preparata nel 1995 da Carl Haub per conto dell’organizzazione non-profit Population Reference Bureau, poi aggiornata nel 2002. La stima aggiornata indica un numero totale pari a circa 104,69 miliardi di esseri umani vissuti sulla Terra. Un’ulteriore stima, aggiornata a metà 2011, indica un numero totale pari a 108.760.543.791.
Haub ha qualificato questo numero come una stima ottenuta a partire dai livelli di popolazione in determinati momenti della storia umana, dall’antichità fino all’epoca contemporanea, applicando i tassi di natalità stimati per ciascun periodo.

Confrontando, ad esempio, questa stima con la popolazione globale dell’anno 2002 (pari a circa 6,2 miliardi), si deduce che la popolazione vivente nel 2002 costituisce solo il 6% del totale di uomini vissuti in tutte le epoche: quindi non una schiacciante maggioranza, ma un’esigua minoranza. 

 

I 15 paesi con la popolazione totale più elevata

In questi 15 paesi vivono all’incirca 4,4 miliardi di persone, che rappresentano approssimativamente i due terzi dell’intera popolazione mondiale. La popolazione totale dell’Unione europea — 494 milioni di persone — era all’incirca il 7,3% della popolazione mondiale nel 2006 e avrebbe occupato il terzo posto nella lista di cui sopra.

 

Stati più densamente popolati

 

Proiezioni (2020) sulla popolazione mondiale nel 2100 e collegamenti con altre proiezioni

Le proiezioni sulla crescita e/o calo della popolazione mondiale, incluse le stime dei paesi più popolosi, dopo il 2050 circa diventano problematiche e piuttosto speculative. Comunque, sono periodicamente pubblicate delle proiezioni da istituzioni internazionali e non, ognuna con le loro ipotesi. Sono qui raccolte alcune proiezioni che tentano di prevedere l’ammontare della popolazione mondiale al 2100.

  • In “World Population Stabilization Unlikely This Century” (2014), pubblicato nella US National Library of Medicine, si spiega che una vecchia analisi delle proiezioni ONU rivela che nel XXI° secolo di base ci sarà una crescita della popolazione, ma in più aggiunge che non sarà seguita da un arresto di questa crescita in questo secolo. C’è l’80% di probabilità che la popolazione mondiale, dai 7,83 miliardi di persone (dicembre 2020), crescerà a 9.6-12.3 miliardi nel 2100. L’incremento principale si registrerà in Africa a causa degli alti tassi di fecondità, che non caleranno in modo drammatico. In più, prevede aumento del rapporto tra popolazione in età lavorativa e anziana anche nei paesi che hanno una popolazione molto giovane.
  • In “These countries will have the largest populations – by the end of the century” del World Economic Forum (2020), si spiega che, da 7,83 miliardi (dicembre 2020), secondo l’ONU la popolazione mondiale crescerà a 8,5 miliardi nel 2030, a 9,7 miliardi nel 2050 e a 10,9 miliardi nel 2100. Non si registrano cali e il tasso di crescita non sarà omogeneo, ma variabile da zona a zona. Sarà alto in nove stati, che insieme formeranno metà dell’incremento totale. Dal tasso più alto al più basso, essi sono: India, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Tanzania, Indonesia, Egitto e Stati Uniti d’America. Intorno al 2027, l’India supererà la Cina e diventerà la nazione più popolosa al mondo. La popolazione dell’Africa sub-sahariana entro il 2050 sarà raddoppiata. Una bassa crescita della popolazione sarà registrata in gran parte dell’Oceania, Asia orientale e centrale, America Latina e Caraibi. La più bassa in assoluto (2%) è registrata in Europa. Il tasso di fertilità globale, pari a 3,2 figli per donna, è calato a 2,5 nel 2019 e calerà a 2,2 nel 2050 (per assicurare il rimpiazzamento con nuove generazioni invece di un declino demografico, serve un livello di fertilità di 2,1 oppure la presenza di migrazioni). 
  • L’IHME (Institute for Health Metrics and Evaluation), da come spiegato nello stesso articolo del World Economic Forum, sostiene un articolo pubblicato su The Lancet che spiega che la popolazione raggiungerà un picco di 9,7 miliardi nel 2064 e subirà un calo, raggiungendo gli 8,8 miliardi nel 2100. Questa stima è data dai bassi tassi di fertilità a monte, siccome sono (anche) considerati l’accesso ai mezzi contraccettivi e l’alto livello di educazione. Entrambe le stime hanno delle differenze date da aspetti demografici come l’aspettativa di vita e dei tassi di migrazione, oltre al già citato tasso di fertilità basso e al fatto che, entro il 2100, quasi 2,37 miliardi di persone (oltre 1/4 della popolazione) avrà almeno 65 anni. Le informazioni sono state riprese da giornali come il Guardian, che precisano che l’ONU parte dal presupposto che i paesi con un basso tasso di fertilità oggi subiranno in futuro un incremento medio a 1,8 figli per donna. Ma, se le donne hanno ricevuto un’educazione e hanno l’accesso ai servizi di salute riproduttiva (che forse si riferisce ai mezzi contraccettivi), di solito scelgono di fare 1,5 figli in base alle statistiche. Questo presupposto quindi porta a postulare un calo della popolazione a seguito di un picco, contravvenendo l’opinione di un aumento continuo della popolazione lungo tutto il secolo. La ricerca evidenzia il dimezzamento entro il 2100 di almeno metà della popolazione in paesi che sono anche delle grandi potenze economiche, ovvero il Giappone, Spagna, Italia, Thailandia, Portogallo, Sudcorea e Polonia. Anche la Repubblica Popolare Cinese subirà un grosso calo della popolazione, scendendo da 1,4 miliardi di persone a 730 milioni entro il 2100. Di contro, l’Africa sub-sahariana triplicherà la sua popolazione, da 1 a 3 miliardi di persone. In particolare, tra tutti i paesi africani, la Nigeria raggiungerà i quasi 800 milioni di persone nel 2100, supererà la RPC e sarà il secondo paese più popoloso al mondo appena dopo l’India, con 1,1 miliardi di persone. Quindi, in Africa il trend sarà quello di un aumento della popolazione, a differenza di paesi come la Cina e India e di molte altre potenze economiche. Questo trend di crescita in Africa continuerà oltre il 2100. La pandemia da coronavirus del 2019-2020 non avrà un particolare impatto su queste statistiche.

Simili trend si legano in parte anche alle lingue più parlate nel mondo per numero di parlanti madrelingua L1 e per numero di parlanti totali. Secondo Colette Grinevald (2006), le lingue più parlate al mondo come numero di parlanti totali nel 2100 saranno l’inglese, cinese moderno standard, hindi, spagnolo, portoghese, arabo moderno standard, swahili e wolof. La presenza o meno del francese è controversa. Svariate lingue elencate sono già tra le più parlate al mondo secondo Ethnologue 2020 insieme all’indonesiano, russo, tedesco, bengali e giapponese.

Queste stime si possono poi legare al calo della forza-lavoro e dei soldi raccolti con la tassazione (se la popolazione cala, entrambi calano) e all’aumento della potenza economica di una nazione, misurabile per esempio con il GDP. Secondo il Bloomberg Businessweek (“An Economist’s Guide to the World in 2050”, 2020), entro il 2050 molte economie emergenti supereranno le economie avanzate siccome produrranno almeno il 60% del GDP globale. Quanto all’ipotetica classifica delle future superpotenze mondiali contenuta nello stesso articolo di Bloomberg, si spiega che nel 2033 l’India supererà il Giappone, in pieno calo demografico e dalla popolazione molto invecchiata. Nel 2035, la Repubblica Popolare Cinese supererà gli Stati Uniti d’America e potrà rivaleggiare con l’India. Quest’ultima, che ha una popolazione molto più giovane, negli anni ’40 del XXI° secolo può superare la RPC e diventare la prima potenza economica mondiale. Entro il 2050, alle grandi potenze economiche mondiali si aggiungerà l’Indonesia. Queste transizioni rischiano di essere problematiche (e.g. possono passare attraverso guerre commerciali e scontri di altro tipo, anche riguardanti i territori contesi: la trappola di Tucidide, nelle relazioni internazionali, è la situazione in cui una potenza deve dichiarare guerra a una potenza emergente pur di non perdere il primato). La visione di The Lancet (2020) è diversa, anche perché si spinge fino al 2100: nel 2050 colloca al primo posto la Cina, al secondo posto gli USA e al terzo posto l’India, che supera il Giappone. Al quinto posto piazza la Germania. Nel 2100, gli USA potrebbero tornare al primo posto. Nelle statistiche del 2050 e 2100, lo stato più potente dell’America Latina è il Brasile, quello dell’Oceania è l’Australia e quello dell’Africa è la Nigeria. Nel 2050, i più potenti del Medioriente sono la Turchia e l’Arabia Saudita, superata nel 2100 da Israele. L’Italia, dal 9º posto al mondo, entro il 2050 scenderà al 16° e, nel 2100, scenderà ulteriormente al 25°; è uno dei cali più netti messi in evidenzia insieme alla Spagna e all’Arabia Saudita e alla Polonia entro il 2100.

 

Previsioni basate sulla crescita della popolazione

Nel 1798 Thomas Malthus previde che la crescita della popolazione avrebbe ecceduto le disponibilità di cibo entro la metà del XIX secolo. Nel 1968 Paul R. Ehrlich riprese queste argomentazioni nel proprio testo The Population Bomb, prevedendo carestie per gli anni settanta e ottanta. Le fosche previsioni di Ehrlich e di altri neo-malthusiani furono duramente contrastate da vari economisti tra i quali, in particolare, Julian Lincoln Simon. La ricerca agronomica, che era a quei tempi già sulla strada di quella che sarebbe stata la rivoluzione verde, portò a bruschi incrementi nelle rese agricole. La produzione agricola ha retto per molti anni il passo della crescita demografica. Ma i neo-malthusiani sottolineano che non potrà in eterno sostenere il ritmo verificatosi durante la rivoluzione verde tra il 1950 e il 1985 quando ha trasformato l’agricoltura del mondo e la produzione di cereali è cresciuta del 250%.

Ci si scontra con la finitezza delle risorse. L’energia necessaria alla Rivoluzione Verde era fornita da combustibili fossili sotto forma di produzione di fertilizzanti (che richiede gas naturale) e di metodi di irrigazione azionati grazie all’uso di idrocarburi.

Il picco nella produzione mondiale di idrocarburi potrebbe essere un buon test per le previsioni di Malthus ed Ehlrich. Infatti nel maggio del 2008 il prezzo dei cereali è stato spinto verso l’alto dall’aumentato uso dei prodotti agricoli come biocarburanti, il prezzo mondiale del petrolio ha raggiunto i 140 $ per barile e la popolazione globalmente continua a crescere; sono inoltre in corso rilevanti cambiamenti climatici, una perdita di terreno coltivabile dovuta allo sviluppo abitativo e industriale e una forte crescita della domanda dei consumatori indiani e cinesi. Disordini dovuti alla scarsità di cibo sono recentemente scoppiati in vari paesi del mondo.

La popolazione mondiale è cresciuta di circa 4 miliardi di persone dall’inizio della Rivoluzione Verde e molti credono che, senza questa rivoluzione, ci sarebbero nel mondo più fame e denutrizione di quanto documentato dalle Nazioni Unite (circa 790 milioni di persone che soffrivano di malnutrizione cronica nel 2015).

Alcuni autori ritengono che i tassi di fertilità attualmente bassi in Europa, America del Nord, Giappone e Australia, combinati con l’immigrazione di massa, avranno gravi conseguenze negative per queste parti del mondo. La povertà infantile è stata collegata al fatto che le persone facciano nascere i propri figli prima di avere i mezzi economici per prendersi cura di loro.

Alcuni studiosi hanno elaborato la teoria probabilistica chiamata del Giorno del Giudizio (Doomsday Argument, DA) applicando l’inferenza bayesiana alla popolazione mondiale e concludendone che la fine dell’umanità avverrà entro 9 000 anni.

 

Teoria della catastrofe di Toba

La teoria della catastrofe di Toba sostiene che tra 75.000 e 70.000 anni fa l’esplosione di un supervulcano al di sotto del Lago Toba (Indonesia), probabilmente il più grande evento eruttivo negli ultimi 25 milioni di anni, rese ancora più rigido il clima del pianeta che già stava attraversando una glaciazione.
Studi filogenetici sul cromosoma Y umano suggeriscono che circa 75.000 anni or sono la specie umana fu ridotta a poche migliaia di individui. Questo collo di bottiglia nella numerosità della popolazione umana spiega in parte la scarsa variabilità genetica nella nostra specie.

Alcuni ricercatori fanno risalire all’eruzione del Toba la causa di quella drastica riduzione. La teoria per ora non appare in contraddizione con le datazioni matrilineari dell’Eva mitocondriale e patrilineari dell’Adamo Y-cromosomiale. Secondo questa teoria, un evento simile lasciò conseguenze molto gravi in tutto l’ecosistema mondiale del tempo, portando molti organismi sull’orlo dell’estinzione.

Questa teoria è stata proposta nel 1998 da Stanley H. Ambrose dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign. 

 

 

Ulteriori statistiche:

world-o-meter

 

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