L’area Schengen dell’Unione Europea

Fonte: www.europarl.europa.eu

 

Lo spazio europeo di circolazione senza frontiere (e senza passaporto), conosciuto anche come “area Schengen” è uno dei successi concreti dell’integrazione europea. Ecco cosa c’è da sapere.

Cos’è Schengen?

Lo spazio Schengen è uno dei pilastri fondamentali dell’integrazione europea. Istituito nel 1985 da cinque paesi che decisero di eliminare progressivamente i controlli alle frontiere interne, si è via via ampliato con l’adesione di altri Stati. Grazie a Schengen, milioni di cittadini possono oggi vivere, studiare, lavorare o andare in pensione in qualsiasi paese dell’Unione europea senza dover superare controlli alle frontiere. Anche turisti e imprese beneficiano della libertà di circolazione, che rende più semplici e veloci gli spostamenti in tutto il continente.

I paesi dell’area Schengen

A farne parte sono tutti i paesi dell’UE ad eccezione dell’Irlanda, che ha esercitato l’opzione di non partecipazione e Cipro.

A partire dal 31 marzo 2024, gli Stati membri dell’Unione Europea hanno convenuto di abolire i controlli alle frontiere aeree e marittime per i cittadini in transito da e per la Bulgaria e la Romania.

Giova, inoltre, ricordare i quattro paesi extra-europei che fanno parte dell’area Schengen: l’Islanda, la Norvegia, la Svizzera e il Liechtenstein.

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Lo scopo e i benefici di Schengen

Ogni giorno, milioni di persone attraversano un confine europeo interno.

Tutti i cittadini europei possono restare come turisti fino a tre mesi in un altro paese europeo con un documento di identità valido (carta di identità o passaporto). Possono anche risiedere e lavorare in un altro paese UE con tutti i diritti dei cittadini del paese. Gli imprenditori beneficiano della libertà di scegliere dove stabilire la propria impresa e gli studenti di scegliere dove studiare.

La chiusura delle frontiere interne dell’UE comporterebbe costi elevati e ostacolerebbe il pendolarismo transfrontaliero che interessa 1,7 milioni di persone.

 
 

 

Stati della zona Schengen

Stati UE:
Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria.
 
Paesi non UE:
Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera 

Schengen e la sicurezza

Le regole di Schengen aboliscono i controlli alle frontiere interne armonizzando e rafforzando allo stesso tempo la protezione delle frontiere esterne. Dentro l’area Schengen si può quindi viaggiare da uno stato all’altro senza controlli alle frontiere. Le autorità nazionali possono comunque effettuare controlli ai posti di frontiera o nei pressi dei posti di frontiera in seguito a specifici rischi che richiedono un temporaneo aumento della sorveglianza.

L’appartenenza all’area Schengen prevede anche un sistema comune di visti di breve durata per cittadini non-UE e aiuta le forze di polizia e le autorità giudiziarie degli stati partecipanti a collaborare nella lotta al crimine organizzato.

Il Sistema di informazione Schengen è stato rafforzato per assicurare ancora più sicurezza ai cittadini.

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Frontiere interne e esterne

L’aumento dei flussi migratori verso l’UE del 2015 e i crescenti timori riguardo ad attività e attacchi terroristici, hanno avuto un impatto sul sistema Schengen, portando alla reintroduzione dei controlli alle frontiere da parte di diversi Stati membri. Nel corso del 2020, a causa del coronavirus, diversi stati hanno ripristinato anche i controlli alle frontiere interne, nel tentativo di arginare la diffusione del virus.

Il Parlamento europeo ha ripetutamente criticato il mantenimento dei controlli alle frontiere nell’area Schengen e considerando tale misura solo come ultima risorsa. 

Nel dicembre 2021, la Commissione europea ha proposto un aggiornamento delle norme che disciplinano lo spazio Schengen, con l’obiettivo di garantire che la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne, rimanga una misura di ultima istanza e promuovendo invece l’uso di misure alternative quali controlli mirati di polizia e una maggiore cooperazione di polizia. 

I problemi e le possibili soluzioni dell’UE

La gestione dell’immigrazione e la sicurezza delle frontiere esterne sono due sfide che l’UE sta ancora affrontando. Nel 2015 sono stati registrati 1,83 milioni di attraversamenti illegali delle frontiere esterne dell’UE. Nel 2023 gli arrivi sono stati 355.300 una cifra al di sopra dei livelli pre-pandemia. L’UE sta cercando di rafforzare i controlli alle frontiere e di trattare con più efficienza le domande di asilo.

Queste sfide hanno portato a sviluppi considerevoli nelle politiche di controllo delle frontiere. Sono stati creati ad esempio strumenti e agenzie come il Sistema di informazione Schengen, il Sistema di informazione visti, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera nonché un sistema di registrazione di ingresso e uscita alle frontiere esterne dell’area Schengen.

I viaggiatori che non necessitano di un visto, verranno controllati grazie a ETIAS (dall’inglese European Travel Information and Authorisation System) ovvero il Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi. Questi controlli dovrebbero iniziare a metà 2025 e serviranno a identificare criminali e terroristi in ingresso sul territorio europeo.