L’effetto spettatore, definito anche apatia dello spettatore o effetto testimone (in inglese bystander effect), è un fenomeno della psicologia sociale che si riferisce ai casi in cui gli individui non offrono alcun aiuto a una persona in difficoltà, in una situazione d’emergenza, quando sono presenti anche altre persone. La probabilità d’intervento è inversamente correlata al numero degli spettatori. In altre parole, maggiore è il numero degli astanti, minore è la probabilità che qualcuno di loro presterà aiuto. Numerose variabili intervengono nel determinare l’effetto spettatore. Esse comprendono l’ambiguità, la coesione sociale e la diffusione della responsabilità.
Ricerche della psicologia sociale
L’effetto spettatore fu dimostrato per la prima volta in laboratorio da John Darley e Bibb Latané nel 1968 dopo che si erano interessati all’argomento seguendo l’omicidio di Kitty Genovese nel 1964. Questi ricercatori organizzarono una serie di esperimenti che dimostrarono l’esistenza di uno dei più importanti e più replicati effetti della psicologia sociale. In un tipico esperimento, il soggetto è o da solo o in un gruppo con altri soggetti oppure in un gruppo con dei complici dei ricercatori. Viene inscenata una situazione di emergenza e gli psicologi misurano quanto tempo occorre perché i soggetti intervengano, se intervengono. Questi esperimenti hanno trovato che la presenza di altri inibisce l’aiuto, spesso di un largo margine. Ad esempio, Bibb Latané e Judith Rodin (1969) inscenarono un esperimento con protagonista una donna in pericolo in cui i soggetti erano o soli o con un estraneo o con un amico. Il 70 per cento dei soggetti nella condizione “solo” gridarono o andarono ad aiutare la donna dopo che avevano creduto che fosse caduta e ferita mentre quando c’erano altre persone nella stanza soltanto il 40 per cento dei soggetti offrì aiuto.
Variabili che influenzano gli spettatori
Situazioni di emergenza contro non emergenza
Latané e Darley eseguirono tre esperimenti per testare il comportamento in situazioni di non emergenza. I loro risultati indicavano che il modo in cui si chiedeva aiuto ai soggetti importava. In una prova, gli studiosi chiedevano il nome a uno spettatore. Più persone davano una risposta quando gli studiosi si presentavano per primi. In un’altra prova, gli studiosi chiedevano agli spettatori un nichelino. Quando lo studioso dava una spiegazione (cioè, “Mi hanno rubato il portafoglio”), la percentuale di persone che offrivano assistenza era più alta (72%) di quando lo studioso chiedeva semplicemente un nichelino (34%). Essenzialmente, quando si chiede assistenza, più informazioni si danno a uno spettatore, più è probabile che aiuterà.
Secondo Latané e Darley, ci sono cinque caratteristiche delle emergenze che influenzano gli spettatori:
- Le emergenze implicano la minaccia di un danno o un danno effettivo
- Le emergenze sono insolite e rare
- Il tipo di azione richiesta in un’emergenza differisce da situazione a situazione
- Le emergenze non possono essere previste o attese
- Le emergenze richiedono un’azione immediata.
A causa di queste cinque caratteristiche, gli spettatori subiscono processi cognitivi e comportamentali:
- Notano che qualcosa sta succedendo
- Interpretano che la situazione è un’emergenza
- Grado di responsabilità avvertito
- Forma di assistenza
- Implementano la scelta dell’azione.
Notare – per testare il concetto di “notare”, Latane e Darley (1968) inscenarono un’emergenza usando studenti dell’Università della Columbia. Gli studenti furono posti in una stanza – o da soli, o con due o tre estranei a completare un questionario mentre aspettavano che lo sperimentatore ritornasse. Mentre stavano completando il questionario, del fumo fu pompato nella stanza attraverso un’apertura nel muro per simulare un’emergenza. Quando gli studenti stavano lavorando da soli notavano il fumo quasi immediatamente (entro 5 secondi). Tuttavia, gli studenti che stavano lavorando in gruppi impiegavano più tempo (fino a 20 secondi) per notare il fumo. Latané e Darley sostenevano che questo fenomeno potesse essere spiegato dalla norma sociale di ciò che è considerato etichetta ben educata in pubblico. Nella maggior parte delle culture occidentali, la buona educazione impone che sia inappropriato guardarsi intorno oziosamente. Questo potrebbe indicare che una persona è impicciona o scortese. Di conseguenza, è più probabile che i passanti mantengano l’attenzione su sé stessi quando sono intorno a grandi gruppi di quando sono da soli. Le persone che sono da sole è più probabile che siano consapevoli di quanto accade intorno a loro e perciò è più probabile che notino una persona che ha bisogno di assistenza.
Interpretare – una volta che una situazione è stata notata, affinché uno spettatore intervenga deve interpretare l’incidente come un’emergenza. Secondo il principio dell’influenza sociale, gli spettatori monitorano le reazioni delle altre persone in una situazione di emergenza per vedere se gli altri pensano che sia necessario intervenire. Se si è determinato che gli altri non stanno reagendo alla situazione, gli spettatori interpreteranno la situazione non come un’emergenza e non interverranno. Questo è un esempio di ignoranza pluralistica o prova sociale. Riferendosi all’esperimento del fumo, anche se gli studenti nei gruppi avevano notato chiaramente che il fumo era diventato così denso che stava oscurando la loro visione, irritando loro gli occhi o facendoli tossire, era ancora improbabile che lo segnalassero. Solo un partecipante nella condizione di gruppo segnalò il fumo entro i primi quattro minuti, e verso la fine dell’esperimento, nessuno di cinque degli otto gruppi aveva affatto segnalato il fumo. Nei gruppi che non segnalarono il fumo, fu anche interpretata in maniera meno grave la sua causa e la probabilità che fosse veramente minaccioso, nessuno infatti suggerì un incendio come possibile causa, ma alcuni preferirono spiegazioni meno gravi come la possibilità che il condizionatore dell’aria stesse perdendo. Similmente, le interpretazioni del contesto giocavano un ruolo importante nelle reazioni della gente dinanzi a un uomo e una donna che avevano uno scontro in strada; quando la donna gridava: “Allontanati da me, non ti conosco” gli spettatori intervenivano nel 65% delle volte, ma solo nel 19% delle volte quando la donna gridava: “Allontanati da me, non so perché mai ti ho sposato“.
Le ricerche generali sull’effetto spettatore furono condotte principalmente nel contesto di emergenze non pericolose e non violente. Uno studio nel 2006 testò l’effetto spettatore in situazioni di emergenza per vedere se avrebbero ottenuto gli stessi risultati di altri studi che testavano non emergenze. In situazioni con basso pericolo potenziale, veniva dato significativamente più aiuto quando la persona era sola rispetto a quando vi erano intorno altre persone. Tuttavia, in situazioni con alto pericolo potenziale, i partecipanti messi di fronte a un’emergenza da soli o alla presenza di un’altra persona avevano una probabilità simile di aiutare la vittima. Questo suggerisce che in situazioni di maggiore gravità è più probabile che la gente interpreti la situazione come una nella quale occorre aiuto e sarà più probabile che intervenga.
Grado di responsabilità – Darley e Latané determinarono che il grado di responsabilità che sente uno spettatore dipende da tre cose:
- Se sente o no che la persona sia meritevole di aiuto;
- La competenza dello spettatore;
- La relazione tra lo spettatore e la vittima.
Forme di assistenza – ci sono due categorie di assistenza come definite da Latané e Darley:
- Intervento diretto: assistere direttamente la vittima;
- Intervento di deviazione. L’intervento di deviazione si riferisce alla segnalazione di un’emergenza alle autorità (cioè la polizia, i vigili del fuoco).
Implementazione – dopo aver superato i passi 1-4, lo spettatore deve implementare l’azione prescelta.
In uno studio fatto da Abraham S. Ross, gli effetti dell’accresciuta responsabilità sull’intervento dello spettatore furono studiati aumentando la presenza dei bambini. Questo studio era basato sulla reazione di 36 studenti universitari maschi messi di fronte a situazioni di emergenza. Il risultato previsto era che le azioni di intervento avrebbero avuto un picco con la presenza di bambini intorno agli studenti partecipanti. La previsione si dimostrò però infondata e dallo studio non risultarono differenze significative nell’intervento.
Ambiguità e conseguenze
L’ambiguità è un fattore che influenza se una persona assiste o no un’altra che ha bisogno. Nelle situazioni in cui lo spettatore/gli spettatori non sono sicuri se una persona richieda assistenza (una situazione ad alta ambiguità), il tempo di reazione è lento (sentono una persona cadere, ma non sono sicuri se si sia fatta male). Nelle situazioni a bassa ambiguità (una persona che grida aiuto) il tempo di reazione è più rapido che nelle situazioni ad alta ambiguità. In alcuni casi di alta ambiguità, a una persona o a un gruppo può occorrere fino a 5 volte di più prima di agire rispetto ai casi di bassa ambiguità. Il numero di spettatori in ciascuna condizione non è un fattore significativo. In questi casi, gli spettatori determinano la propria sicurezza prima di procedere. È più probabile che gli spettatori intervengano nelle situazioni a bassa ambiguità e con conseguenze insignificanti rispetto alle situazioni ad alta ambiguità e con conseguenze significative.
Comprensione dell’ambiente
Il fatto che uno spettatore intervenga o no può avere a che fare con la sua familiarità con l’ambiente dove si verifica l’emergenza. Se lo spettatore ha familiarità con l’ambiente, è più probabile che sappia dove trovare aiuto, dove sono le uscite, ecc. Gli spettatori che si trovano in un ambiente nel quale non hanno familiarità con i dintorni è meno probabile che prestino aiuto in una situazione di emergenza.
Coesione e appartenenza al gruppo
La coesione sociale è un’altra variabile che può influenzare il comportamento di aiuto di uno spettatore. Come definita da Rutkowski, la coesione si riferisce a una relazione consolidata (amici, conoscenti) tra due o più persone. Come suggerito dalle ricerche, più un gruppo è coeso, più è probabile che il gruppo agirà in accordo con la norma della responsabilità sociale. Per testare questa ipotesi, i ricercatori usarono studenti universitari e li divisero in quattro gruppi: un gruppo scarsamente coeso con due persone, un gruppo scarsamente coeso con quattro persone, un gruppo altamente coeso con due persone e un gruppo altamente coeso con quattro persone. Gli studenti nel gruppo altamente coeso furono poi fatti conoscere tra loro presentandosi e discutendo ciò che piaceva/non piaceva loro della scuola e altri argomenti simili. Il punto dell’esperimento era determinare se i gruppi coesi erano o no più disponibili ad aiutare una “vittima” ferita dei gruppi scarsamente coesi. I gruppi altamente coesi con quattro membri erano quelli più rapidi e più probabili a rispondere alla vittima che credevano fosse ferita. I gruppi scarsamente coesi con quattro membri erano i più lenti e i meno probabili a rispondere a una vittima.
Le ricerche sull’altruismo suggeriscono che il comportamento di aiuto è più probabile quando ci sono somiglianze tra chi aiuta e la persona che viene aiutata. Recenti ricerche hanno considerato il ruolo della somiglianza, e più specificamente, hanno condiviso l’appartenenza al gruppo nell’incoraggiare l’intervento dello spettatore. In un esperimento (2005), i ricercatori trovarono che era più probabile che gli spettatori aiutassero una persona ferita se quella persona stesse indossando una maglia da football di una squadra che piaceva allo spettatore rispetto a una squadra che non gli piaceva. Tuttavia, quando la loro identità condivisa come tifosi di football era resa rilevante, era probabile che i sostenitori di entrambe le squadre fossero aiutati, significativamente più di una persona che indossasse una semplice maglietta.
Diffusione della responsabilità
Darley e Latané (1968) condussero ricerche sulla diffusione della responsabilità. Le scoperte suggerirono che, nel caso di un’emergenza, quando le persone credono che ci siano altre persone intorno sono meno propense o più lente ad aiutare una vittima, perché credono che qualcun altro se ne prenderà la responsabilità. Le persone potrebbero anche evitare di prendersi la responsabilità per una situazione a seconda del contesto. Potrebbero presumere che altri spettatori, come medici o agenti di polizia, siano più qualificati per aiutare, e che il loro intervento sarebbe non necessario. Potrebbero anche temere di essere rimpiazzati da un soccorritore migliore, di offrire assistenza non voluta, o di affrontare le conseguenze legali, di offrire un’assistenza inferiore e forse pericolosa. Per questa ragione, alcune legislazioni limitano la responsabilità per coloro che tentano di fornire servizi medici e non medici in un’emergenza.
Bambini come spettatori
Sebbene la maggior parte delle ricerche siano state condotte sugli adulti, anche i bambini possono essere spettatori. Uno studio condotto da Robert Thornberg nel 2007 identificò varie ragioni per le quali i bambini non aiutano quando un altro compagno di classe è in difficoltà. Esse comprendono:
- banalizzazione,
- dissociazione,
- imbarazzo associato,
- priorità agli impegni di lavoro,
- conformità a una norma competitiva,
- modellamento sul pubblico
- trasferimento di responsabilità.
In uno studio ulteriore, Thornberg concluse che ci sono sette stadi di deliberazione morale dello spettatore nelle situazioni tra gli alunni svedesi che egli aveva osservato e intervistato:
- notare che qualcosa non va, cioè, i bambini prestano un’attenzione selettiva al loro ambiente, e a volte non si sintonizzano su un coetaneo in difficoltà se hanno fretta o se la loro visuale è ostruita;
- interpretare un bisogno di aiuto – a volte i bambini pensano che gli altri stiano solo giocando piuttosto che essere effettivamente in difficoltà oppure mostrano ignoranza pluralistica;
- provare empatia, cioè, essendosi sintonizzati su una situazione e avendo concluso che occorre aiuto, i bambini potrebbero essere dispiaciuti per un coetaneo ferito o arrabbiati per l’aggressione ingiustificata (rabbia empatica);
- elaborare le cornici morali della scuola – Thornberg identificò cinque ingredienti contestuali che influenzano il comportamento dei bambini nelle situazioni delle spettatore (la definizione di bravo studente, la premura per la tribù, gli stereotipi del genere e la moralità dipendente dalla gerarchia sociale);
- esplorazione dello status e delle relazioni sociali, cioè, era meno probabile che gli studenti intervenissero se non si definivano amici della vittima o appartenenti alla stessa categoria sociale significativa della vittima, o se c’erano studenti di status elevato presenti o coinvolti come aggressori – per converso, era più probabile che gli studenti di status inferiore intervenissero se vi erano intorno solo pochi altri studenti di status basso;
- condensare i motivi per l’azione, vale a dire considerare un numero di fattori come possibili costi e benefici;
- agire, cioè, tutti i suddetti elementi si univano nella decisione di intervenire oppure no. È impressionante come questa fosse meno una decisione individuale che il prodotto di un insieme di processi interpersonali e istituzionali.
Leggi
Molti paesi nel mondo hanno emanato leggi che ritengono gli spettatori responsabili quando assistono a un’emergenza senza intervenire.
- Nell’ordinamento italiano è punita la omissione di soccorso, delineando il dovere di “dare avviso immediato all’autorità di aver trovato abbandonato o smarrito un fanciullo minore di anni dieci o altra persona incapace di provvedere a sé stessa“, oppure di “prestare assistenza o di dare avviso all’autorità di aver trovato un corpo umano che sembri inanimato ovvero una persona ferita o che necessiti assistenza“.
- La Carta dei diritti e delle libertà dell’uomo del Québec (Quebec Charter of human rights and freedoms) afferma che “ogni persona deve venire in aiuto di chiunque la cui vita sia in pericolo, o personalmente o chiamando aiuto, a meno che ciò implichi pericolo per sé stesso o per una terza persona, o abbia un’altra valida ragione“. In Quebec è perciò un obbligo giuridico assistere le persone.
- Parimenti, il Codice penale brasiliano afferma che è reato non soccorrere (o non chiamare i servizi di emergenza quando è opportuno) persone ferite o disabili, comprese quelle che si trovano in grave e imminente pericolo finché è sicuro farlo.
- Il Codice penale tedesco considera reato per una persona omettere di prestare aiuto in caso di incidenti o altri pericoli comuni, a meno che tale persona in tal modo non mettesse in pericolo sé stessa o ciò fosse contrario a qualche altra importante obbligazione.
Negli Stati Uniti d’America, sono state attuate le cosiddette “Leggi del buon samaritano” (Good Samaritan laws) per tutelare gli spettatori che, agendo in buona fede, prestano soccorso a persone in difficoltà. Molte organizzazioni inoltre stanno predisponendo programmi di formazione per il comportamento da assumere quando si è spettatori di questo tipo di situazioni. Ad esempio, l’Esercito degli Stati Uniti sta facendo formazione per gli spettatori di casi di aggressione sessuale. Alcune organizzazioni fanno abitualmente formazione per gli spettatori riguardo ai temi della sicurezza. Altre la stanno facendo riguardo ai temi delle disuguaglianze.
